giovedì 17 luglio 2008

Stop IV - WHITSUNDAY ISLANDS + AIRLIE BEACH

Dopo Fraser Island ci aspetta una nuova avventura: una crociera di 3 giorni e 2 notti a bordo di un catamarano attorno alle Whitsunday Islands, avamposto della Grande Barriera Corallina.

Come sempre si compra l'alcool, ci si dirige al porto e si parte.

La sorpresa è scoprire che 3 dei nostri compagni di squadra a Fraser (Das, Rachel e Steven, nordirlandesi di Belfast) ci affiancheranno anche in questa avventura, insieme a tre canadesi, un israeliano, quattro gallesi, due inglesi, un tedesco e quattro francesi.

Sembra l'inizio di una barzelletta.

Si parte e dopo un paio d'ore comincia a piovere.

Nella brochure dell'agenzia avevamo letto che il catamarano disponeva di posti letto per tutti, ma che comunque la possibilità più gettonata era quella di dormire sul ponte, sotto le stelle.

La realtà, ben meno romantica, ci presenta 4 posti letto sottocoperta stile cella punitiva in campo di concentramento e nient'altro. La notte sul ponte non è una possibilità, ma una necessità per la quasi totalità degli occupanti.

Bello, simpaticissimo, ma non con quel vento e quella pioggia incessanti.

Tanto per cambiare la buttiamo sul bere e, con classe superiore rispetto ai nostri compagni, non ci accontentiamo del “goon”.

A proposito: la parola è slang che indica la gettonatissima vinazza in cartone di qui (costa meno di 10$ per 3 litri...) che dicono contenere di tutto, ma proprio di tutto, ma non vero vino. Ne ho abusato la prima sera a Fraser e mi ha causato uno dei più allucinanti mal di testa della mia vita.

Comunque noi appunto abbiamo del whisky (chiaramente di serie z), niente “goon time” per noi.

La gente è simpatica e ci si diverte. Anche se tutti vanno a nanna presto, verso le 23, lasciando Das solo a rantolare chiedendo compagnia.

A nanna, appunto... Mi tocca dormire in un sacco a pelo sul tetto del catamarano.

Condizioni pietose: il piccolo telo-tettoia contiene a malapena la pioggia, ma non può nulla contro il vento gelido.

Comunque il sacco a pelo è caldo, e per una volta il cappuccio della mia felpa serve a qualcosa... Dormita stranamente ottima.

La mattina dopo, tanto per prendere a calci nelle palle le nostre flebili speranze, il tempo continua ad essere una merda.

Si approda a Whitsunday Island, la più grande delle isole dell'arcipelago, dove, dopo un breve bushwalking ci attende Whitheaven Beach.

Il cielo è grigio ma almeno smette di piovere. E la spiaggia ci ripaga di tanta umidità: un posto paradisiaco, la cui sabbia è composta al 99% di silicio puro. Tradotto: la spiaggia è bianca che più bianco non si può, una meraviglia. Il tutto è circondato da un bellissimo mare turchese. una visione davvero mozzafiato. Quasi quanto quella delle quattro francesi che, entusiaste della vista, decidono di tuffarsi in mare e sfociare in un non poco esibizionistico ma nondimeno apprezzato topless.

Seconda ed ultima sera sulla barca, ormai il gruppo è unito e l'atmosfera di festa ci distrae dall'ennesima pioggia.

Lo skipper, il neozelandese Jimmy, ci intrattiene con storie da vecchio lupo di mare. Si beve, si ride e si scherza e, come successo a Fraser, quasi si prova malinconia all'idea di lasciarsi il giorno dopo.

E' difficile da spiegare, ma di condivide davvero tutto: disagi, emozioni, visioni, uno spazio vitale piccolissimo, esperienze e racconti personali... Ognuno nel suo piccolo ti lascia qualcosa dentro, ti diverte, ti fa incazzare, ti fa sognare o interessare.

E' tutto ciò che hai, una specie di mini-famiglia confezione singola, per 3 giorni, prima di perdersi per sempre.

Altra notte passata sul tetto del catamarano, altro risveglio alle 6.30, prima di essere letteralmente spinti in acqua alle 7.30 per l'ennesima sessione di snorkelling (per i profani, trattasi dell'immersione con maschera e boccaglio) sugli splendidi fondali dell'arcipelago, densi di coralli, spugne e pesci coloratissimi.

Si torna ma già si organizza una seratona tutti insieme per salutarci degnamente.

Ed è una gran serata: beviamo come spugne (tanto per cambiare) balliamo e facciamo festa in un paio di locali. Le due ragazze canadesi ci fanno sbellicare dalle risate, mentre gli irlandesi hanno la stupida idea a sfidarmi a chi beve di più. Alla fine constatiamo alla Alcohol test-Machine chi ha il grado alcoolico più alto per proclamare il vincitore che andrà premiato con un drink extra pagato dagli sconfitti.

Parte Steven: 0,65; poi Das: 1,7; infine il sottoscritto: 5,6.

L'italiano vince, e con lui vince l'Italia intera.

Alle 2 purtroppo dobbiamo lasciare l'allegra brigata e correre a prendere il bus che ci porterà a Cairns, ultima tappa del nostro viaggio.

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